Bastano 7 giorni di smog per colpire e affondare il cuore: un’esposizione di breve durata a tutti i principali inquinanti che avvelenano l’aria, a eccezione dell’ozono. Secondo gli scienziati questo “areosol forzato” è significativamente associato a un aumentato rischio di infarto. È quanto emerge da una revisione e una metanalisi
di studi precedenti pubblicata sulla rivista “Jama”.
A fare il punto su un sospetto che da oltre 50 anni impegna gli studiosi – l’effetto potenzialmente nocivo per la salute di episodi di intenso inquinamento atmosferico – è un gruppo di ricercatori dell’università Paris Descartes. “Nei Paesi industrializzati le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità e sono associate a una significativa morbilità – spiegano gli autori della revisione e della metanalisi – Tutti questi Paesi hanno livelli di inquinamento elevati e fin dagli anni ’90 molti studi epidemiologici hanno dimostrato l’esistenza di legami fra i livelli di smog e la salute umana, misurando i ricoveri ospedalieri e la mortalità complessiva, compresa quella respiratoria e cardiovascolare. Tuttavia l’associazione fra inquinamento atmosferico e rischio a breve termine di infarto del miocardio rimane controversa”. Alcuni studi, riepilogano gli scienziati, “hanno mostrato un legame, altri non hanno trovato associazione o l’hanno trovata in riferimento solo ad alcuni specifici inquinanti”.
Hazrije Mustafic, dell’università Paris Descartes, e i suoi colleghi hanno condotto una revisione sistematica e una metanalisi per esaminare proprio l’associazione fra una breve esposizione ai “veleni” presenti nell’aria e il rischio di attacco di cuore, tentando di quantificarla. I più importanti inquinanti presi in considerazione sono stati l’ozono, il monossido di carbonio, il biossido di azoto, il biossido di zolfo e le Pm10 e Pm2.5.
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16.02.2012 - ore 12.09
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