In occasione della Decima Giornata mondiale contro il cancro infantile, “Soleterre” sottolinea il ruolo determinante della psicoterapia nei reparti di oncologia pediatrica. La chemioterapia non basta: diagnosi di depressione per 7 bambini oncomalati su 10. L’osservazione dei piccoli pazienti dell’Istituto Nazionale del
Cancro di Kiev evidenzia come l’intervento di psicologi specialisti aiuti ad accettare la malattia e le cure, migliorando la risposta del sistema immunitario e la qualità di vita dei bambini malati e delle loro famiglie anche dopo la guarigione. Nella cura del cancro il legame tra la salute fisica e quella mentale è sempre più evidente. La cura non è solo medicinale, deve tenere conto di una complessa interazione di fattori culturali, psicologici e affettivi che influiscono sulla sua efficacia. Secondo le stime del National Comprehensive Cancer Network il 35% degli adulti malati di cancro soffre di alti livelli di distress, un’esperienza emotiva di natura psicologica e sociale nella quale sono compresi problemi invalidanti come la depressione, l’ansia e il panico. Per i minori non esistono dati precisi in merito poiché sono pochissime le strutture, anche nei Paesi occidentali, che si dedicano alla cura psicologica dei bambini malati di tumore. Soleterre, che da 10 anni è impegnata nell’oncologia pediatrica, dal suo osservatorio all’interno dell’Istituto Nazionale del Cancro di Kiev, ha rilevato che circa il 70% dei bambini malati di cancro soffre di depressione, il doppio degli adulti. Per questo ha ritenuto fondamentale inserire sin da subito attività di supporto psicologico nel Programma Internazionale per l’Oncologia Pediatrica che vede impegnata Soleterre nei Paesi in via di Sviluppo e in situazioni particolarmente gravi come nell’Ucraina del dopo Chernobyl.
La depressione nei bambini oncomalati rischia di compromettere il successo delle cure indebolendo il sistema immunitario e la salute psichica dei sopravvissuti, anche una volta divenuti adulti.
Non a caso lo scorso agosto la Uicc (Union for International Cancer Control), di cui Soleterre è membro, ha deciso di includere il distress emotivo tra i segni vitali della cura del cancro, insieme a temperatura corporea, frequenza cardiaca, pressione sanguigna, ritmo respiratorio e dolore. Questo significa che nelle linee guida per la cura del cancro si invitano i dottori a verificare tra le funzioni fondamentali del corpo anche quelle emotive e psicologiche. Le sedute di psicoterapia servono a far accettare innanzitutto la malattia e le cure. Non di rado, infatti, capita che i piccoli pazienti e le loro famiglie siano spaventati dal dolore e dalla pericolosità delle terapie e degli interventi, soprattutto quando prevedono l’amputazione di un arto. A Kiev, il lavoro con la psicologa nei reparti di oncologia pediatrica e neurochirurgia ha fatto si’ che nessuna delle famiglie rifiutasse le cure o gli interventi.
Le attività ludico ricreative e l’arteterapia usate come strumento di psicoterapia aumentano la capacità dei bambini di affrontare la malattia e i suoi effetti sul corpo, diminuiscono la depressione e l’ansia e migliorano la capacità di relazione tra bambini, famiglie e personale dell’ospedale. Soleterre ha deciso di focalizzare il suo intervento soprattutto nei Paesi a basso sviluppo dove si trova l’80% dei bambini a cui ogni anno viene diagnosticato il cancro. Lavora nelle oncologie pediatriche fornendo cure e medicinali, strumenti e formazione ai medici, supporto psicologico e case d’accoglienza per sostenere le famiglie e i bambini durante i trattamenti in day hospital.
“Soleterre prevede il sostegno psicologico in tutti i Paesi dove e’ attivo il Programma Internazionale per l’Oncologia Pediatrica – sottolinea Damiano Rizzi, presidente di Soleterre – e siamo convinti che ovunque, anche in Italia, si debba strutturare un metodo terapeutico che includa permanentemente nello staff medico uno psicologo, affinché il sostegno psicologico sia un diritto garantito”. L’assistenza psicologica, racconta Natalia Zabolotna, psicologa senior dei progetti di Soleterre all’Istituto del cancro di Kiev “aiuta il bambino a indirizzare l’aggressività e la depressione che possono derivare dalla malattia. Se il bambino non riceve sostegno è esposto a disturbi d’ansia, fobie e nevrosi e ripercussioni sull’aderenza alla cura possono impattare sulla sua vita successiva facendo emergere la rabbia nascosta nelle relazioni con gli altri e con se stessi”.
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17.02.2012 - ore 11.00
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