13.01.2012 - ore 11.23
Liberalizzazione farmaci, ecco la bozza. Critici Federfarma e parafarmacisti
I farmaci di fascia C (quelli con obbligo di ricetta medica ma a carico del cittadino) saranno venduti anche negli esercizi commerciali, parafarmacie e supermarket, ma solo se la regione non garantisce il fabbisogno stimato del numero di farmacie. Ed ancora: sarà potenziato il servizio di distribuzionefarmaci liberalizzazionefarmaceutica con l’aumento del numero delle farmacie sul territorio nazionale, ve ne sarà una ogni 3mila abitanti, e sono in arrivo novità anche sul fronte dell’accesso alla titolarità delle farmacie e dell’immissione in commercio dei farmaci generici. È quanto prevede la bozza del Dl Liberalizzazioni per il settore del farmaco.
La bozza ha però già raccolto i “malumori” dei diretti interessati: contraria all’aumento del numero delle farmacie si dice Federfarma, che rappresenta le circa 17mila farmacie private italiane, mentre i parafarmacisti criticano i limiti alla liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C.
Il numero delle autorizzazioni, si legge nella bozza, “è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3.000 abitanti”. Le Regioni possono istituire una farmacia nelle stazioni ferroviarie, aeroporti civili, stazioni marittime, aree di servizio autostradali ad alta intensità di traffico, centri commerciali.
Nelle Regioni con numero di farmacie inferiore al fabbisogno stimato, i farmaci di fascia C potranno essere venduti anche negli esercizi commerciali. La bozza prevede infatti, all’articolo 11, che nelle Regioni “in cui, alla data del 1/0 marzo 2013, non sia stato assegnato almeno l’80% delle sedi messe a concorso, possono essere venduti i medicinali di cui all’articolo 8, comma 10, lettera c, della legge 24 dicembre 1993 (…) anche negli esercizi commerciali”. Sono esclusi da tale misura, si precisa, “i medicinali di cui all’articolo 45 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, i farmaci del sistema endocrino e quelli somministrabili per via parenterale”.
L’articolo 11 del Dl prevede che in caso di morte del titolare di farmacia, la famiglia ha sei mesi di tempo per la vendita dell’esercizio, a fronte degli attuali due anni, se non ci sono eredi farmacisti.
Tempi più brevi per i farmaci generici: è l’effetto determinato dalla norma dell’articolo 27 della bozza del Dl. “Fatta salva la tutela della proprietà industriale e commerciale – si legge nell’articolo – l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), nel rilasciare l’autorizzazione all’immissione in commercio dei farmaci generici (…), non ha il potere di accertare l’esistenza di protezioni brevettuali o industriali”.
L’effetto della norma, spiegano alcuni esperti del settore, sarà proprio quello di accorciare i tempi per l’immissione in commercio dei generici: le aziende produttrici, infatti, potranno commercializzare il generico immediatamente alla scadenza del brevetto, senza attendere gli accertamenti Aifa.
Per la presidente di Federfarma Annarosa Racca è “insostenibile dal sistema il numero di farmacie che si andrebbero ad aprire nel caso fosse confermata la bozza del Dl liberalizzazione”, sottolineando che per effetto del nuovo rapporto farmacia/abitanti e della prevista apertura di ulteriori farmacie “si aprirebbero circa 7000 farmacie, pari al 40% in più rispetto al numero attuale”. Racca critica anche l’apertura alla vendita dei farmaci di fascia C e le norme per l’accesso alla titolarità. Dal canto loro, i parafarmacisti scrivono a Monti, criticando i limiti alla liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C e l’aumento delle farmacie previsto nel Dl: “Nella sostanza – affermano – Lei sta decretando la fine della esperienza delle 3.800 parafarmacie”.


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