20.01.2012 - ore 10.43
Cure anti dolore per solo 1 paziente su 2, spesso ignorata la legge 38

Meno della metà (47,7%) degli italiani che lamentano dolori cronici riceve una terapia, che in oltre 8 casi su 10 (83% circa) si rivela comunque inefficace. Più di un paziente su 2 (52,3%) non assume quindi alcun trattamento, e soltanto la metà (50,9%) viene seguito da un medico.cure palliative
Sono alcuni risultati di una ricerca condotta dall’Associazione vivere senza dolore, durante la campagna itinerante “Cupido” (Cura previeni il dolore), promossa nel 2011 con il patrocinio del ministero della Salute. Il tour ha toccato 14 città della Penisola, con gazebo dove i cittadini potevano incontrare specialisti e rispondere a un questionario. Quasi 7 persone su 10 (67,3%) hanno detto di soffrire di dolore cronico, non legato a tumori in più di 9 casi su 10, il 93,4%.
Dall’indagine, sostenuta da Mundipharma con un grant incondizionato e presentata a Milano, risulta in generale che i pazienti italiani conoscono poco la legge 38 che dal marzo 2010 tutela il diritto a un’assistenza equa e qualificata. Sette volte su 10 hanno difficoltà  a individuare sul territorio i centri specializzati, e fra chi si rivolge a un “camice bianco” pochissimi (5,8%) fanno riferimento a un terapista del dolore. Chi soffre, inoltre, ritiene non adeguati i farmaci prescritti: perlopiù si tratta di antinfiammatori non steroidei-Fans (38,5% delle risposte) che alleviano i sintomi solo nel 17% circa degli intervistati, mentre gli oppiodi forti vengono utilizzati nel 3,1% dei casi. Si conferma, infine, il pesante impatto del dolore sulla vita quotidiana che risulta compromessa per quasi 9 pazienti su 10.
Alla luce dei dati emersi da “Cupido”, l’Associazione vivere senza dolore organizzerà dal 15 febbraio al 30 giugno prossimi una nuova campagna itinerante. Il progetto si chiama “Hub2Hub” e si propone di sondare l’applicazione della legge 38 negli ospedali sede di un centro di terapia del dolore. Verranno coinvolte circa 15 strutture in tutto il Paese.
“Molti cittadini, ignorando i contenuti della legge 38, non sanno dove recarsi per chiedere assistenza e finiscono per ricevere terapie che non rispondono alle loro esigenze antalgiche”, dice Marta Gentili, presidente dell’Associazione vivere senza dolore. Gentili sottolinea che “la sofferenza fisica non grava solo sul malato, fino a spegnerne a volte la voglia di vivere, ma anche sull’intera famiglia”, e auspica che “il ministero e la Commissione dolore proseguano l’ottimo lavoro svolto finora a tutela di chi soffre”.
“La legge 38 ‘obbliga’ il medico a prendersi cura del dolore, qualunque ne sia la causa”, precisa Guido Fanelli, coordinatore della Commissione ministeriale su terapia del dolore e cure palliative. Un “approccio innovativo”, osserva l’esperto, che “richiede quel cambiamento culturale che solo un’adeguata formazione può favorire. A questo proposito, il ministero della Salute ha predisposto con il Miur un documento tecnico sui percorsi formativi degli addetti ai lavori, approvato a dicembre dal Consiglio superiore di sanità. Con le varie sigle della medicina generale, abbiamo inoltre stabilito di prevedere un unico iter didattico sulla terapia del dolore e le cure palliative, per garantire ai medici di famiglia una preparazione uniforme”.
“Sul fronte appropriatezza prescrittiva la battaglia è ancora aperta – nota invece Fanelli – poiché sta crescendo il consumo di oppioidi, ma l’abuso di Fans permane. Proprio per vigilare sulla qualità dell’assistenza erogata – ricorda – abbiamo istituito il “Cruscotto”, un software che monitora le prestazioni ospedaliere e la tipologia delle prescrizioni”. Di recente, inoltre, il ministero ha avviato la campagna informativa “Non ti sopporto più”, rivolta alla popolazione per sensibilizzarla sulla terapia del dolore.
Durante il tour “Cupido”, la tappa al Policlinico Tor Vergata di Roma dove ha sede un noto centro di terapia del dolore – un cosiddetto “Hub” – ha permesso di condurre un’indagine su 200 ricoverati in 11 reparti della struttura ospedaliera, per appurare se la sofferenza fisica fosse correttamente monitorata e trattata. E’ emerso che quasi il 73% dei pazienti lamentava un dolore di intensità elevata, nonostante fosse stato prescritto un farmaco analgesico al 71,4%. Il ricorso agli oppioidi forti era disomogeneo e oltre il 54% degli intervistati si dichiarava insoddisfatto del trattamento ricevuto, prescritto dallo specialista del dolore solo nel 28,7% dei casi.
“L’esperienza si è rivelata estremamente utile – commenta Antonio Gatti, professore aggregato di anestesia e terapia del dolore all’università di Roma Tor Vergata-Fondazione Policlinico Tor Vergata – perché ha favorito una più profonda presa di coscienza, potenziando la collaborazione delle varie unità operative ospedaliere con il nostro Hub e consentendoci di essere sempre più vicini ai bisogni della cittadinanza. Una reale integrazione delle competenze tra le diverse figure professionali e’ il passo fondamentale per giungere alla multidisciplinarietà delle cure anche in ambito dolore. In tal modo potremo davvero garantire ai pazienti il diritto a non soffrire, come sancito dalla nuova normativa”.
Anche sulla base di questa esperienza, dunque, l’Associazione vivere senza ha ideato la nuova campagna “Hub2Hub” in programma a febbraio. “Al Policlinico Tor Vergata va il nostro riconoscimento per aver avuto il ‘coraggio’ di mettersi in discussione – conclude Gentili – Con il suo esempio ci ha fornito lo spunto per dar vita a un nuovo progetto, che intende valutare la conoscenza e l’applicazione della legge 38 all’interno degli ospedali sede di un Hub. Oltre a distribuire materiale informativo, condurremo un’indagine a 3 livelli: sui cittadini che afferiscono alle strutture ospedaliere, sui pazienti ricoverati nei vari reparti e sui medici delle diverse unità operative”.



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