20.09.2011 - ore 10.04
Disabilità uditiva: i portatori di impianto cocleare contro la proposta di legge

La lingua dei segni  “è uno strumento, dovrebbe essere chiamato più propriamente LMG  (linguaggio mimico gestuale )” e  “non è la lingua di tutti gli audiolesi , non lo è certamente per le persone con disabilità uditiva che sono state sottoposte a intervento per Impianto cocleare e attraverso questa sofisticata endoprotesi  riescono adisabili uditivi sentire  / risentire  e  con  adeguata    ri / abilitazione parlano, imparano a parlare”.
Con queste parole l’Apic, Associazione Portatori Impianto Cocleare, interviene sulla Proposta di Legge su cui sta lavorando il Parlamento in materia di disabilità uditiva, chiedendone di fatto il ritiro. Quella dei portatori di impianto cocleare è una realtà non certo trascurabile nel nostro Paese, visto che stiamo parlando di 8.000 persone, molte delle quali sono bambini, ragazzi e giovani . Per offrire un contributo utile, nonché la testimonianza diretta di chi vive in prima persona questa condizione, l’Associazione ha scritto una lettera ai membri della Commissione XII della Camera dei Deputati in vista della discussione della PdL C.4207 “Disposizione per la promozione della piena partecipazione delle  persone sorde alla vita collettiva”.                                                                                                                                                     
“Gli audiolesi, nati o diventati sordi profondi bilaterali entro il terzo anno di vita ed unici ad avere problemi nell’apprendimento della lingua, sono in Italia  lo 0,04% della popolazione” scrive Paolo De Luca, Presidente dell’Apic “cioè solo 23mila su 60 milioni di abitanti, con in media 2 nati all’anno per provincia. Di questi 23mila, oltre il 90% ha genitori udenti. La dispersione geografica di questi in tutto il paese, insieme alla mancanza di una radice culturale comune fa cadere i presupposti per una comunità e quindi per una lingua naturale e identitaria dei sordi. La sordità è una disabilità e non può costituire tratto aggregante di una comunità”.
 ”Chi sostiene il riconoscimento della Lis” prosegue la lettera  “deve essere conscio  che questo significa un cambiamento di status per cui i sordi non sarebbero più disabili, ma appartenenti ad una minoranza linguistica. In sostanza si deve scegliere se essere disabili o minoranza linguistica, le due cose sono tra loro incompatibili. Per tutti coloro che utilizzano o desiderano utilizzare la comunicazione gestuale, la Lis, il diritto è tutelato e consolidato dalla Legge quadro n.104/92 e per la frequenza all’Università dalla Legge n.17/99″.
“Come già sostenuto dalla Comunità Scientifica, se viene messo in atto un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico  tutte le persone audiolese possono raggiungere un’adeguata competenza cognitiva e linguistica” dichiara De Luca. “Per raggiungere l’obiettivo della piena inclusione, come la Comunità Scientifica ha riaffermato” prosegue “è necessaria la messa in atto di un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico che sia unico a livello nazionale e non disomogeneo a seconda delle diverse politiche Regionali. Nello specifico, tale protocollo comprende screening neonatale, diagnosi, protesizzazione o impianto cocleare e abilitazione alla parola. È solo in questo modo che i nostri figli saranno liberi dall’handicap dato dal deficit uditivo e dall’assenza della lingua orale e la loro disabilità sarà minimizzata, con grande vantaggio sociale economico e culturale”.
“Noi genitori  chiediamo allo Stato di procedere rapidamente alla definizione di un piano nazionale di prevenzione e trattamento della disabilità uditiva” continua la lettera “che parta dallo screening neonatale obbligatorio in tutti i punti nascita d’Italia entro i primi 3 o 4 giorni di vita. La diagnosi precoce deve significare anche l’accesso ai servizi sanitari definiti dallo Stato e realizzati dalle Regioni finalizzati alla protesizzazione  o impianto cocleare e alla abilitazione alla lingua orale in modo conseguente, coerente, e prioritario”.
“Solo e soltanto questo percorso è l’irrinunciabile premessa e condizione per la formazione del Cittadino Italiano” sostiene ancora De Luca “e per perseguire l’inclusione e la piena cittadinanza e lo Stato non può trascurarlo, abbandonando i genitori nel sopportarne il peso. Lo Stato deve completare l’opera intrapresa assicurando la copertura organizzativa dell’intero percorso, sopportando tra l’altro un onere economico che ha termine con la raggiunta indipendenza, la piena inclusione. Altri e diversi percorsi sono, al contrario, fonte di oneri economici inesauribili, destinati a segnare la diversità, l’emarginazione e l’autoreferenzialità di gruppo”.
“Noi genitori” conclude “chiediamo la piena esigibilità del diritto alla salute, l’informazione tempestiva e il sostegno alle famiglie, l’attivazione di azioni e percorsi verso l’uguaglianza, l’ottimizzazione degli interventi e degli investimenti, una vera politica di inclusione sociale che porti le persone con disabilità uditiva ad apprendere la lingua orale, ad essere cittadini fra i cittadini. Per queste ragioni e per queste finalità, da noi considerate livello alto di civiltà, chiediamo il ritiro della proposta di legge 4207″.
Simone Aureli



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