27.09.2011 - ore 09.58
Cancro alla prostata: speranze di cura con radiazioni Alfa

È stato forse compiuto un passo decisivo nella lotta contro il cancro. Ne dà notizia la Bbc, riferendo che i medici del Royal Marsden Hospital di Londra hanno somministrato una cura a base di radiazioni Alfa a un campione di pazienti affetti da cancro alla prostata, che ha consentito loro di vivere più a lungo, soffrire meno dolore e averetumore alla prostata minori effetti collaterali. I risultati della sperimentazione sono stati così significativi che i medici hanno addirittura sospeso l’esperimento, applicato a 922 persone: non hanno infatti ritenuto etico privare di tale cura, così efficace, i pazienti dell’altro gruppo di prova, ai quali veniva somministrato solo un “placebo” (ovvero un farmaco privo di efficacia, che il paziente assume nella convinzione che invece sia efficace).
La scoperta è stata giudicata “un passo avanti significativo”, dal capo della ricerca, il dott. Chris Parker, ma anche “una scoperta molto rilevante e promettente”, dalla fondazione Cancer Research UK, la più importante del settore. Le radiazioni vengono usate da più di un secolo, per combattere il cancro, poiché danneggiano il codice genetico all’interno delle cellule cancerose. Finora, però, non erano state mai usate le radiazioni Alfa, che sono le più grandi, ma anche le meno pervasive tra tutte le varie radiazioni sperimentate, e in particolare quelle di tipo Beta. Il dott. Parker ha detto che, per uccidere una cellula cancerogena, bastano uno, due, massimo tre “colpi” di radiazioni, mentre con le particelle Beta ce ne vogliono migliaia. Inoltre, le particelle Alfa danneggiano meno i tessuti circostanti, dal momento che hanno un raggio d’azione molto limitato, dell’ordine di pochi milionesimi di metro.
L’esperimento londinese è stato fatto su pazienti con cancro alla prostata allo stadio avanzato – cioè col tumore esteso anche alle ossa – una condizione per la quale finora non si conoscevano cure di una qualche efficacia sulla sopravvivenza. Il gruppo di pazienti che ha ricevuto le particelle Alfa, invece, ha fatto registrare un tasso di mortalità inferiore del 30 per cento, rispetto all’altro gruppo, ed una sopravvivenza di 14 mesi, anziché 11.



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