Per scoraggiare il ricorso al cesareo la Sicilia ha imboccato la via economica, ovvero l’equiparazione dei rimborsi per i due tipi di parto. In molti esprimono scetticismo, convinti che la scelta del cesareo non sia dettata tanto da ragioni economiche, quanto di “comodità ”, vista la possibilità di programmare l’intervento. Eppure, se di solito il ricorso al cesareo facile è solitamente il bersaglio delle polemiche sulle nascite in Italia, negli ultimi giorni si assiste a casi di cronaca in cui i medici finiscono sotto accusa proprio per la ragione opposta, come nel caso del neonato morto a Palermo in seguito ad un parto naturale, deciso dai medici malgrado l’esplicita richiesta della madre di essere sottoposta a cesareo. Secondo i medici non c’erano i presupposti per assecondare il desiderio della donna: la gravidanza era stata normale, l’ultimo tracciato non evidenziava alcun problema. Così Samuela Lo Re, 29 anni, dopo ventiquattr’ore di travaglio ha dato alla luce un bimbo nato morto. Adesso la Procura ha aperto un’inchiesta per verificare quanto accaduto alla clinica Candela, una delle più rinomate di Palermo.
Il sostituto procuratore Maria Forti ha disposto il sequestro di tutta la cartella clinica. I medici di Palermo spiegano di essersi attenuti alle Linee guida sul taglio cesareo dello scorso febbraio, messe a punto dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e indirizzate a medici e donne (l’opuscolo è scaricabile dal sito dell’Iss). Di fronte alla richiesta di una donna di partorire con taglio cesareo – chiariscono le linee guida – se non esistono ragioni legate alla salute della donna o del bambino, l’ultima parola spetta al medico. Ecco il contenuto delle linee guida. Per il taglio cesareo (Tc) “la richiesta materna, in assenza di motivazioni cliniche, non rappresenta un’indicazione” pe orientarsi a favore dell’intervento chirurgico. “I professionisti sanitari devono esplicitare i potenziali benefici e danni del TC rispetto al parto vaginale, discutere approfonditamente con la donna le motivazioni di tale richiesta e documentare l’intero percorso decisionale in cartella clinica”.
E’ necessario perciò, da parte dei medici, un supporto contro la paura del parto, che parta già dalla formazione e dal sostegno nel corso della gravidanza: “Qualora il motivo della richiesta di TC da parte della donna sia riconducibile primariamente alla paura del parto, si raccomanda di offrire, già durante la gravidanza, interventi informativi e di supporto standardizzati e validati (come l’assistenza one-to-one e l’offerta di parto-analgesia anche non farmacologica), in grado di rassicurare la gestante e sostenerla nella decisione”.
In assenza di un’appropriata indicazione clinica, “il medico ha il diritto di rifiutare una richiesta di TC programmato. In ogni caso, alla donna deve essere garantita l’opportunità di accedere a un secondo parere”.

















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